Come si sviluppa il metano

04 aprile 2018 Agostino Macrì Categories SostenibilitàTags ,

Quali sono le cause dell’emissione del metano nell’atmosfera?
Forse non tutti sanno che una delle cause dell’effetto serra è l’aumento della presenza di metano nell’atmosfera. Questo gas si forma in gran parte a causa della fermentazione di batteri “metanogeni” che, per il loro sviluppo, utilizzano materiali organici, di conseguenza dal loro metabolismo si sviluppa il metano.

I batteri “metanogeni” sono presenti in modo ubiquitario nell’ambiente. La loro attività è marcata negli stagni e in generale nei luoghi acquitrinosi, come pure nell’apparato digerente degli animali, compresi gli esseri umani.

Un luogo dove si sviluppano importanti quantità di metano sono le risaie e si calcola che contribuiscano per circa il 4% alle emissioni globali.

Nell’apparato digerente dei ruminanti, i batteri metanogeni sono molto attivi per meglio “digerire” i carboidrati e la cellulosa. Di conseguenza, si produce il metano che si stima essere dell’ordine del 30%.

La gestione delle deiezioni prodotte dagli allevamenti, invece, sembra contribuire alla produzione di metano per circa l’8 %.

Anche se non se ne parla molto, non possiamo ignorare che i circa 7 miliardi di persone presenti sulla Terra producono gas intestinali in cui il metano è presente in quantità più o meno elevata in funzione della loro dieta.

È importante ridurre le emissioni di questo gas, ma come fare?
Ridurre la presenza ambientale di batteri metanogeni è impossibile, come pure è molto difficile intervenire nelle risaie.

Per ridurre la produzione di metano da parte dell’uomo, bisognerebbe capire con esattezza quali tipi di dieta sono maggiormente responsabili della sua produzione. E, di conseguenza, convincere miliardi di persone a cambiare abitudini alimentari.

Il “bersaglio” più facile è rappresentato dai ruminanti (bovini e ovini in particolare), che molti considerano gli unici responsabili della immissione di gas metano nell’atmosfera.

Per questi animali la produzione del gas dipende in gran parte dall’alimentazione. L’alimentazione tradizionale a base di foraggi è quella che ne produce la maggiore quantità, ed è anche quella meno “efficiente” da un punto di vista nutrizionale.

Il lavoro dei nutrizionisti zootecnici ha infatti consentito di sviluppare diete in cui esiste un ottimo equilibrio tra gli alimenti ricchi di fibra grezza (foraggi freschi, insilati, fieni) e quelli con un buon contenuto proteico (cereali e leguminose). Sono state inoltre sviluppate delle tecniche, come l’estrusione, che migliora l’assimilabilità dei nutrienti.

Il risultato che si è ottenuto è un miglioramento dello stato di salute degli animali, una maggiore resa produttiva, una riduzione dei nutrienti indigeriti e infine anche una riduzione dell’emissione di gas metano.

 Lo smaltimento delle deiezioni negli allevamenti
Lo smaltimento delle deiezioni degli allevamenti avviene in modo controllato e in molti casi è possibile “raccogliere” il metano da utilizzare come combustibile, trasformando un “problema” ambientale in una importante risorsa energetica.

Anche se può sembrare paradossale, i bovini e gli ovini che vivono allo stato brado e che si alimentano di foraggi freschi, producono individualmente quantità superiori di metano rispetto ai soggetti che vivono in allevamento e che sono alimentati con diete equilibrate.

Parlare dei bovini come i maggiori responsabili dell’effetto serra non sembra corrispondere alla realtà. Forse invece siamo proprio noi, con la nostra alimentazione, a creare maggiori problemi. Si potrebbe anche azzardare l’ipotesi che un’alimentazione umana ricca di amidi complessi, per quanto salutare, possa provocare maggiori emissioni di metano. In definitiva l’unica cosa che si può fare è quella di migliorare l’efficienza degli allevamenti zootecnici inclusi quelli ovini e bovini allo stato brado.

Una domanda sorge spontanea: cosa fare delle vacche indiane che rappresentano il maggiore numero di bovini nel mondo?

 

Agostino Macrì
Comitato scientifico COSNALA