La carne rossa fa male? No

15 maggio 2017 Giorgio Calabrese Categories SaluteTags , ,

Il consumo di carne rossa non è collegato all’insorgenza di malattie. Contro le fake news dilaganti, facciamo un po’ di chiarezza

Da oltre un anno siamo bombardati da notizie contraddittorie e confuse sul consumo di carne sia rossa che bianca. Da quando, nel mese di ottobre 2015, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha lanciato un monito che avrebbe avuto l’intento di proteggere la salute e le giuste abitudini alimentari e che, invece, come un siluro, ha creato confusione e scontri ideologici tra i sostenitori e i detrattori della bistecca nella dieta settimanale.

Disinformazione su carne e salumi
Sui giornali di tutto il mondo e nel web, per tutto il 2016, sono state diffuse notizie che hanno alimentato questa confusione e trasmesso l’idea che la carne rossa potesse essere un agente cancerogeno. L’Agenzia OMS affermava che consumare salumi, prosciutto e ogni genere di carne lavorata avrebbe potuto causare il cancro, con la consequenziale conclusione che avremmo dovuto eliminare immediatamente e per sempre la carne dalle nostre tavole.

L’intervento dell’IARC (International Agency for Research on Cancer) ha fatto rilevare che i dati diffusi non facevano che confermare raccomandazioni già consolidate e più equilibrate, finalizzate “a limitare il consumo di carne”. L’Agenzia aveva pubblicato il suo rapporto sull’autorevole rivista Lancet Oncology, e aveva incluso tra le carni rosse anche la carne di maiale, manzo, vitello, agnello, pecora, cavallo e capra. Inoltre, aveva classificato il consumo di carne lavorata nel Gruppo 1, ponendola in correlazione con il tumore al colon-retto e allo stomaco.

In altre parole, la carne lavorata era stata classificata come cancerogena e inserita nel Gruppo 1, insieme ad altre 115 sostanze pericolose per la salute. come il fumo e il benzene. Ma non è così.

Per la carne, tutto il mondo non è Paese
L’OMS ha fatto di tutta l’erba un fascio, perché si è riferita soprattutto a indicazioni epidemiologiche che riguardano il mondo anglo-sassone e americano, dove si inizia il “breakfast” con bacon fritto, croissant salati con würstel e uova fritte, ma anche con maionese e salse varie che aggiungono grassi. In Italia non mangiamo così. Iniziamo la mattina con il latte e caffè o con il tè; il pranzo e la cena sono ricchi di buoni carboidrati, come cereali, pane o fette biscottate che danno una grande energia sia ai muscoli che al cuore e al cervello. Nella nostra alimentazione le proteine animali della carne sono importanti e possono essere consumate due o tre volte a settimana.

Giorgio Calabrese
Presidente Comitato scientifico COSNALA